Alagna Val Sesia

STORIA DELLA COMUNITÀ

Prima dell’arrivo dei coloni Walser il territorio di Alagna non risultava stabilmente abitato. Le terre erano proprietà di signori feudali e, soprattutto, del clero: Monasteri benedettini e mensa Vescovile. La proprietà comprendeva quasi sempre, le intere valli del territorio, da fondo valle fino ai pascoli alti. Gli affittuari quindi pagavano il canone ad un unico proprietario per lo spostamento del bestiame dagli alpeggi di mezza stagione fin su a quelli estivi.

Grazie all’attenta raccolta di pergamene dell’Abate Antonio Carestia è possibile risalire alla fondazione di Alagna come stazione stabilmente abitata. Si ipotizza la datazione intorno al 1285 o più genericamente agli anni ottanta del XIII secolo. I coloni erano tenuti a pagare un canone fisso ed immutabile in cambio di un affitto ereditario e perpetuo. Gli insediamenti permanenti nascono “ai piedi delle valli”, ad esempio Pedemonte, Pe’ d’Alagna (ora Pedelegno) Pe’ d’Otro (ora Resiga) ecc.

Il primo documento riguardante Pedemonte porta la data del 1302: tratta di una dote. Il capofamiglia Enrigeto era probabilmente il figlio di Ugone da Macugnaga cosa che confermerebbe che i primi coloni fondatori di Alagna provenissero dalla Valle Anzasca. Immediatamente successivi i documenti relativi a Pe’ d’Alagna e le altre frazioni. Da tali pergamene si evince inoltre la provenienza dalla Valle di Gressoney di altri coloni definiti alemanni. Pe’ d’Otro e Otro pare infatti abbiano avuto una storia di colonizzazione gressonara. Infatti nel 1475, quando Alagna ottenne finalmente l’indipendenza parrocchiale, non entrarono a far parte della nuova comunità. Il termine Alagna deriva dall’alpeggio omonimo posto in quella che ora porta il nome di val d’Olen. A Pe d’Alagna venne costruita la chiesa e attorno ad essa si radunò la comunità della parrocchiale di San Giovanni.

Il territorio di Riva Valdobbia invece risultava già abitato, anche se scarsamente, nel 1217 prima dell’arrivo dei Walser. Tutto il territorio delle attuali Riva Valdobbia ed Alagna era conosciuto con il nome di Pietre Gemelle. L’origine del nome deriva dalla presenza di due grandi massi erratici molto simili, posti a monte del paese.

La Valle Vogna è una colonia di Gressoney. Due pergamene del 1325 e del 1344 chiariscono l’origine del consorzio che fondò la Peccia. Tre famiglie, due delle quali provengono con certezza da Gressoney – i Gualcio di Verdobbia e gli Zamponali de Graxeneto – ricevono la proprietà indivisa dell’alpe in affitto ereditario. I coloni provenienti dalla Val Vogna e da Alagna si estendono fino a Riva Valdobbia e alle frazioni Balma, Gabbio, e Piana Fuseria. Nel XV secolo tutte le frazioni dell’attuale comune di Alagna possono dirsi esistenti ed abitate.

La storia dei Walser di Pietre Gemelle ebbe una svolta molto significativa nel XVII secolo, quando la gente cominciò a lasciare il paese. Si partiva per imparare, si partiva con la speranza di un maggiore benessere, si partiva anche perchè richiesti all’estero come esperti artigiani. Quei walser che secoli addietro avevano viaggiato per trovare una terra dove vivere, adesso si trovavano ancora una volta a dover partire. Molti di loro hanno fatto ritorno a casa, altri non sono tornati più, stabilendo per sempre all’estero la loro residenza. Verso la fine dell’800 la Regina d’Italia, Margherita di Savoia, scelse le Valli del Rosa come luogo di vacanza: al suo seguito, donne, conti, nobiltà.

Nacque così un turismo d’élite. Si costruirono nuovi edifici, nuovi alberghi, ville per le vacanze. Gli uomini trovarono spesso un’occupazione stabile e redditizia: alcuni diventarono albergatori, altri accompagnarono i turisti sulle montagne, avviando così la storia della vocazione di Alagna. Ma con l’avvento della grande guerra, il villaggio si spopolò di tutti gli uomini validi, chiamati al fronte. La comunità conobbe nuove sofferenze e non pochi lutti.

La guerra finì, si celebrò la vittoria, ma nel 1940 l’Italia entrò ancora in guerra e per Alagna furono anni bui di lutto e sofferenza Con la fine del secondo conflitto mondiale riaprirono gli alberghi, il Cai riparò i rifugi e tornarono i turisti.

Un tentativo di rinnovamento nel 1950 furono la costruzione dell’ovovia del Belvedere e il rilancio della miniera di calcopirite che occupò numerosi dipendenti. Nel frattempo però fu portato a compimento un grandioso progetto: la funivia del Monte Rosa, che accorciò la via delle vette e permise di sciare anche d’estate. Nacque il Parco Naturale Alta Valsesia che portò ad un turismo di tipo nuovo.

La gente riscoprì la natura, il piacere di camminare nei boschi e nei pascoli degli antichi alpeggi, sui sentieri che furono dei coloni e degli emigranti. La costruzione di impianti funiviari decretò in seguito la vocazione turistica di Alagna. Oggi le comunità Walser di Alagna, Gressoney e Champoluc sono raggiungibili in una mattinata attraversando, con gli sci ai piedi, gli antichi Passi alpini aperti dagli antenati. L’apertura al nuovo non significa tuttavia per Alagna dimenticare il passato.

Nel “Walser Museum” di Pedemonte, un’antica casa nella tipica architettura fedelmente ristrutturata, si raccolgono con amore gli oggetti semplici degli avi, si restaurano i vecchi mulini e le case di legno, che testimoniano visivamente gli aspetti fondamentali della grande civiltà alpigiana, ai giovani viene insegnata la lingua dei Walser e si mantengono antiche tradizioni.

Vista a Otro/Oltertal

LINGUA

La lingua è l’unica eredità veramente condivisa da tutti i walser, l’unico elemento che, al di là dei confini nazionali e dei costumi, fa di loro un popolo.

Il titzschu, come viene denominata localmente, appartiene alle parlate dell’alemannico superiore (Höchstalemannisch), diffuse nell’alto Vallese e nell’Oberland bernese. Si tratta del ceppo più conservativo dell’area linguistica alemannica e questo fenomeno è particolarmente evidente presso i walser meridionali.

Il forte isolamento in cui vissero per secoli queste comunità alpine interruppe i contatti con il mondo transalpino e impedì alla parlata locale di seguire la naturale evoluzione della lingua tedesca d’Oltralpe.

Il titzschu conserva quindi vocaboli estremamente arcaici rispetto al tedesco moderno untchede (rispondere), godu (stalla, dal ted. medievale gadem); i sostantivi hanno mantenuto le desinenze dell’antico alto tedesco e la declinazione degli aggettivi è particolarmente complessa; l’uso del genitivo è molto diffuso, peraltro anteposto: ds vaters hus (la casa del padre). D’altra parte, il lessico walser, soprattutto relativo alla vita e ai lavori tradizionali, denota ancora l’origine vallesana ed è in gran parte condivisa da tutte le colonie vallesane.

Gli scarsi contatti tra i vari Walserländer determinò d’altra parte una forte differenziazione tra le varie parlate, pur non rendendo impossibile l’intercomprensione, con innovazioni spontanee locali, anche per l’influsso delle parlate romanze limitrofe.

Fino al XIX secolo l’educazione scolastica e quella religiosa furono in lingua tedesca e questo contribuì alla conservazione della lingua. Da quando queste vennero abolite, la lingua locale iniziò a declinare, fino a limitarsi a un uso esclusivo fra le mura domestiche e poi ad essere quasi totalmente abbandonata.

Attualmente solo pochi anziani sanno ancora esprimersi nella lingua degli avi, e nonostante le iniziative volte alla tutela e alla rivitalizzazione del titzschu, tra cui la realizzazione di un dizionario, esso non trova adepti tra le generazioni più giovani.

Nelle comunità walser sono stati istituiti degli sportelli linguistici e, su iniziativa di alcune insegnanti, si è cercato di insegnare i rudimenti della lingua ai bambini, realizzando anche un apposito manuale. Durante il periodo invernale si tengono dei corsi serali, ma, pur con alcuni apprezzabili risultati, non si è riusciti a formare dei nuovi parlanti tra la popolazione locale.

Alagna vanta la prima grammatica walser d’Europa, realizzata dal dottor Giovanni Giordani verso fine Ottocento. Da allora ad Alagna è stata adottata la sua grafia, unica accettata da chi ancora conosce la lingua e utilizzata durante i corsi. Nella traduzione della fiaba si è scelto invece di utilizzare la grafia normalizzata, comune a tutti i walser meridionali, codificata alcuni anni fa da un’equipe di linguisti, al fine di permettere un confronto più agevole tra le varie versioni.

AMBIENTE E ARCHITETTURA

Nella splendida cornice del Parco Naturale Alta Valsesia, l’area protetta più alta d’Europa, Alagna presenta paesaggi mozzafiato in una natura spesso intatta ed incontaminata. Il dislivello altimetrico dà origine ad ambienti naturali assai vari, dai folti boschi in prevalenza di larici delle quote inferiori per passare alle vaste praterie alpine fino a raggiungere l’ambiente estremo dei ghiacciai. È caratterizzata da una vegetazione propria dei piani alpini e subalpini: muschi, licheni genepì e ranuncoli alle quote elevate, rododendri, mirtilli, larici, faggi, abete bianco, primule e genziane alle medie e basse quote. Fauna e avifauna sono quelle tipiche alpine con ritrovata presenza di linci e gipeti. Il fiume Sesia ed i torrenti, abitati dalla trota fario, sono il paradiso anche della pesca a mosca. Nel Parco Naturale Alta Valsesia tra gli itinerari più affascinanti va segnalato “Il sentiero glaciologico” che permette di spaziare tra cascate, marmitte glaciali, morene e ghiacciai. Suddivisa in diverse frazioni, Alagna è pervasa tuttora dalla cultura dei Walser: l’artigianato, la cucina tipica, l’architettura, l’arte e la lingua ne sono una testimonianza.

Le case walser hanno sfidato il logorio del tempo ed ancora oggi si ergono, sia in paese sia nelle frazioni, a testimoniare quella capacità che, tramandata di generazione in generazione, ha reso l’uso del legno un’arte d’ingegneria non riscontrabile in altre popolazioni limitrofe. Costruzioni di legno, così perfette da reggere il peso d’abbondanti nevicate ed al tempo stesso essere confortevoli per uomini ed animali.

Uno dei fienili tipici nella frazione Oubre

PARTICOLARITÀ

Particolarmente interessanti relativamente alla continuità storica sono l’Antica processione walser del Rosario Fiorito, Der olt walser Chritzgang, ringraziamento alla Vergine per la stagione sugli alpeggi, che cade sempre alla prima domenica di ottobre, le varie Feste del pane, con l’accensione degli antichi forni, il 6 dicembre la Festa di San Nicolao, che segnava la data di rientro degli emigrati e a giugno la Festa patronale di San Giovanni, che da qualche anno unisce a sé la Festa delle Guide alpine. Nella vicina Riva Valdobbia, l’ultima domenica di settembre, non va dimenticata la storica fiera di San Michele, risalente al 1300, tradizionale mercato di arti e mestieri.

Tipiche case in legno decorate con fiori