Isole di cultura

Saggi sulli minoranze storiche germaniche in Italia

a cura di Christian Prezzi

Questa pubblicazione è stata  resa possibile  con il finanziamento della Regione Autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol

Edizione 2004

Copertina: La fatica del salire, pastello di Desy Napoli

Stampa: Athesiadruck, Bozen

Autori: Pietro Adami, Irene Alby, Rolando Balestroni, Sergio Bonato, Enzo Bonomi, Francesca Cattarin, Patrizia Craighero, Milena Feghiz Vasina, Giovanni Kravina, Renate Linty, Umberto Litschi, Vito Massalongo, Nadia Mesella, Christian Merzi, Giovanni Molinari, Desy Napoli, Fiorenze Nicolussi Castellan, Luigi Nicolussi Castellan, Alberto Peratoner, Pietro Piazzola, Velia Plozner, Luis Thomas Prader, Christian Prezzi, Lucia Protto, Giovanni Rapelli, Enrico Rizzi, Elide Squindo, Eugenio Squindo, Leo Troller, Mauro Unfer

Indice

PREFAZIONE9
IL COMITATO UNITARIO DELLE ISOLE LINGUISTICHE STORICHE
GERMANICHE IN ITALIA – Luigi Nicolussi Castellan e Luis Thomas Prader
9
PERCHÈ QUESTO LIBRO SULLE MINORANZE? – Christian Prezzi11
CAMPELLO MONTI-KAMPELL 
Comunità walser della provincia di Vercelli 
PRESENTAZIONE GEOGRAFICA di Rolando Balestroni15
STORIA DELLA COMUNITÀ di Rolando Balestroni16
I WALSERACAMPELLO di Enrico Rizzi18
PERIODO DI AUTONOMIA COMUNALE (1814–1929) di Rolando Balestroni27
ASPETTI DELMODELLO ECONOMICO TRADIZIONALE di Rolando Balestroni30
IL COSTUME FEMMINILE DI CAMPELLO di Rolando Balestroni35
IL TITTSCHU WALSERACAMPELLO MONTI di Rolando Balestroni37
VITACULTURALE di Rolando Balestroni37
BIBLIOGRAFIA di Rolando Balestroni41
GRESSONEY 
Comunità walser della Val d’Aosta43
PRESENTAZIONE GEOGRAFICA DEL TERRITORIO di Eugenio Squindo e Desy Napoli43
STORIA DELLA COMUNITÀ di Eugenio Squindo e Desy Napoli43
L’EMIGRAZIONE DEI MERCANTI GRESSONARI VERSO LA SVIZZERA di Umberto Litschi46
TRADIZIONI LEGATE AL CICLO DELLA VITAdi Eugenio Squindo e Desy Napoli49
TRADIZIONI LEGATE AL CICLO DELL’ANNO di Eugenio Squindo e Desy Napoli51
LA LINGUA di Elide Squindo53
LA SCUOLA di Eugenio Squindo e Desy Napoli54
LA CHIESA di Eugenio Squindo e Desy Napoli55
NORMATIVE E LORO ATTUAZIONE di Eugenio Squindo e Desy Napoli56
ISTITUZIONI CULTURALI di Eugenio Squindo e Desy Napoli56
PUBBLICAZIONI DI INTERESSE PER L’AREAWALSER di Eugenio Squindo e Desy Napoli57
ISSIME-EISCHEME 
Comunità walser della Val d’Aosta59
PRESENTAZIONE di Irene Alby59
LA STORIA DELLA COMUNITÀ di Irene Alby61
LE TRADIZIONI di Irene Alby69
LA LINGUA di Irene Alby74
Testi realizzati con la collaborazione di Renate Linty 
LUSERNA-LUSÉRN 
Comunità cimbra del Trentino79
PRESENTAZIONE GEOGRAFICA di Christian Prezzi79
CONSISTENZA DELLA COMUNITÀ di Christian Prezzi81
STORIA DELLA COLONIZZAZIONE CIMBRA di Christian Prezzi82
DALLA NASCITADELLA COMUNITÀ DI LUSERNAALLA FINE DELL’OTTOCENTO di Christian Prezzi85
IL NAZIONALISMO NELLE ISOLE LINGUISTICHE CIMBRE TRENTINE FRA XIX E XX SECOLO di Christian Merzi88
LA COMUNITÀ DI LUSERNANEL PRIMO NOVECENTO di Christian Prezzi95
LE OPZIONIALUSERNA di Christian Prezzi107
TRADIZIONI CIMBRE DI LUSERNA di Christian Prezzi113
LA LINGUA CIMBRA DI LUSERNAdi Fiorenzo Nicolussi Castellan118
LA SITUAZIONE NELLA SCUOLA di Fiorenzo Nicolussi Castellan119
LA SITUAZIONE SOCIO-ECONOMICA E POLITICAdi Luigi Nicolussi Castellan120
RIMELLA-REMMALJU 
Comunità walser della provincia di Vercelli125
PRESENTAZIONE GEOGRAFICA di Augusto Vasina125
STORIA DELLA COMUNITÀ di Augusto Vasina128
TRADIZIONI di Augusto Vasina152
LA COMUNITÀ LINGUISTICA di Augusto Vasina157
NORMATIVE E LORO ATTUAZIONE di Augusto Vasina161
VITACULTURALE di Augusto Vasina163
SAPPADA-PLODN 
Comunità germanofona della provincia di Belluno169
STORIA DI SAPPADA di Alberto Peratoner169
SAURIS-ZAHRE 
Comunità germanofona della provincia di Udine175
PRESENTAZIONE di Lucia Protto175
STORIA DELLA COMUNITÀ di Lucia Protto176
LE TRADIZIONI di Lucia Protto191
LA COMUNITÀ LINGUISTICA di Lucia Protto196
NORMATIVE E LORO ATTUAZIONE di Lucia Protto202
LA VITACULTURALE di Lucia Protto202
SETTE COMUNI VICENTINI-SIBEN KAMEUN 
Comunità cimbra della provincia di Vicenza207
I CIMBRI DEI SETTE COMUNI di Sergio Bonato207
TIMAU-TISCHLBONG 
Comunità germanofona della provincia di Udine213
PRESENTAZIONE di Mauro Unfer213
STORIA DELLA COMUNITÀ di Mauro Unfer214
LE PORTATRICI CARNICHE E LA GRANDE GUERRA di Mauro Unfer217
TRADIZIONI LEGATE AL CICLO DELL’ANNO di Velia Plozner218
APPORTI GASTRONOMICI D’OLTRALPE NELLA CUCINA DI TIMAU di Pietro Adami223
LA COMUNITÀ LINGUISTICA di Francesca Cattarin225
ESPERIENZE DIDATTICHE DELLA SCUOLA DELL’INFANZIA DI TIMAU-CLEULIS di Patrizia Craighero e Velia Plozner229
ESPERIENZE DIDATTICHE NELLA SCUOLA PRIMARIAATEMPO PIENO DI TIMAU-CLEULIS di Patrizia Craighero e Velia Plozner230
VITACULTURALE di Mauro Unfer235
BIBLIOGRAFIA238
XIII COMUNI VERONESI-XIII KOMOINEN 
Comunità cimbra della provincia di Verona241
PRESENTAZIONE di Vito Massalongo241
LA FORMAZIONE DELL’ISOLA LINGUISTICA di Giovanni Rapelli243
NOVECENTO: UN SECOLO DI GRANDI CAMBIAMENTI di Nadia Massella248
TRADIZIONI DELLA COMUNITÀ LESSINICA di Enzo Bonomi252
LA COMUNITÀ LINGUISTICA di Giovanni Molinari260
LA VITACULTURALE di Pietro Piazzola262
VALCANALE-KANALTAL 
Comunità germanofona della provincia di Udine267
INTRODUZIONE di Giovanni Kravina267
POSIZIONE GEOGRAFICA E CENNI STORICI di Giovanni Kravina267
COMUNI E PAESI DELLA VALCANALE di Giovanni Kravina268
COMUNITÀ LINGUISTICA di Giovanni Kravina269
LA LINGUA TEDESCANELLA VALCANALE E LA SUA DIFFUSIONE di Giovanni Kravina269
ULTERIORI SVILUPPI DELL’INSEGNAMENTO DELLA LINGUA TEDESCA di Giovanni Kravina270
IL TEDESCO NELLE SCUOLE ELEMENTARI DI TARVISIO. ESPERIENZE DIDATTICO-EDUCATIVE CON LE SCUOLE ELEMENTARI DI VILLACH di Giovanni Kravina270
IL TEDESCO COME LINGUA TRAINANTE NELL’EDUCAZIONE PLURILINGUE NELLA VALCANALE di Giovanni Kravina271
KANALTALER KULTURVEREIN di Giovanni Kravina274
VALLE DEL FÉRSINA-BERSNTOL 
Comunità mochena del Trentino279
PREMESSA di Leo Toller279
PRESENTAZIONE di Leo Toller280
LA COLONIZZAZIONE DELLA VALLE di Leo Toller281
IL MASO di Leo Toller282
L’EMIGRAZIONE di Leo Toller283
MINIERE E MINATORI di Leo Toller284
LA LINGUA MOCHENA di Leo Toller285
IL PRESENTE di Leo Toller287
LE TRADIZIONI di Leo Toller288
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE di Leo Toller290
APPENDICE 
IL “PADRE NOSTRO”: UN TESTO DI COMPARAZIONE TRA LE LINGUE291

Prefazione

Il Comitato Unitario delle Isole Linguistiche storiche germaniche in Italia

Nel passato recente e remoto non è mai stato dato notevole rilievo all’esistenza in Italia delle minoranze linguistiche storiche. Anche i contatti tra le stesse sono stati estremamente saltuari e, quindi, anche la loro conoscenza reciproca è sempre stata molto ridotta. Ci sono stati certamente degli studiosi che si sono occupati della problematica, ma il loro operato era limitato agli ambienti accademici.

Solo dopo che il Parlamento Europeo espresse una sua raccomandazione a riguardo della tutela delle minoranze linguistiche e culturali si è incominciato a prendere coscienza dell’esistenza delle innumerevoli diversità esistenti sia in Europa che in Italia. In seguito a questa nuova consapevolezza, le minoranze hanno intensificato lo scambio di informazioni, di esperienze e d’idee, anche con l’organizzazione di incontri.

L’approvazione da parte del Parlamento Italiano della Legge 482/1999, in attuazione dell’art. 6 della Costituzione della Repubblica Italiana, ha contribuito allo sviluppo sia della consapevolezza dell’importanza culturale e sociale della lingue e culture minoritarie, sia di concrete attività di salvaguardia valorizzazione delle stesse.

Un momento significativo di questo processo è stata la proclamazione da parte dell’Unione Europea e del Consiglio d’Europa del 2001 quale “Anno europeo delle lingue”, intendendo con quest’atto celebrare la pluralità linguistica dell’Europa e promuovere l’apprendimento delle lingue.

L’obiettivo non consisteva solamente nel promuovere la conoscenza delle lingue più diffuse per agevolare la comunicazione internazionale, bensì anche favorire la comprensione reciproca delle rispettive culture attraverso la conoscenza delle lingue locali. Insomma, le lingue e le culture minoritarie potevano e dovevano trovare una adeguata collocazione all’interno di questo progetto europeo chiamato “anno europeo delle lingue”.

Proprio in occasione dell’anno europeo delle lingue fu organizzato a Neumarkt/Egna (Südtirol) un incontro tra tutte le isole linguistiche germaniche in Italia per fare il punto sulla situazione. L’incontro aveva il titolo “Deutsche Sprachinseln Oberitaliens – Gegenwart und Zukunft/Isole Linguistiche Germaniche nell’Italia settentrionale – Presente e futuro”.

Dopo due giornate di intenso lavoro ci si lasciava con il profondo desiderio di ritrovarsi più spesso, di istaurare delle collaborazioni più costanti per raggiungere degli obiettivi concreti proposti dall’anno europeo delle lingue.

Per dare seguito a questi intendimenti, il Centro Documentazione Luserna onlus, una fondazione promossa dal Comune di Luserna, sede della più consistente e vitale comunità cimbra, ha promosso due incontri con le associazioni delle isole linguistiche italiane di origine germanica per promuove uno strumento di stabile contatto e collaborazione tra loro.

Si è giunti così a costituire a Luserna, in data 26 maggio 2002, il “Comitato Unitario delle Isole Linguistiche Storiche Germaniche in Italia”, al quale aderiscono le associazioni delle seguenti comunità:

  • Gressoney, Issime e Campello Monti (minoranza walser);
  • Valle del Fersina (minoranza mòchena);
  • Luserna, Tredici Comuni Veronesi e Sette Comuni Vicentini (minoranza cimbra);
  • Sappada, Sauris, Timau e Valcanale (minoranze germanofone ).

Scopo del Comitato è quello di “tutelare e promuovere la lingua e la cultura delle comunità storiche germaniche (…) anche in collaborazione con altri enti, associazioni e persone in Italia ed in Europa”. Il Comitato non è costituito da persone singole ma da “rappresentanti degli enti ed associazioni delle comunità” e “può aderire ad altri organismi aventi analoghe finalità”, avvalendosi “dell’attività personale, spontanea e non retribuita dei propri membri”. L’assemblea si riunisce una volta all’anno ed il Consiglio di Coordinamento (un rappresentante per ogni isola linguistica germanica) di massima due volte all’anno. L’attività amministrativa, organizzativa, di pubbliche relazioni ecc. è curata dal Coordinatore e dal Segretario.

La costituzione del Comitato è supportata dall’art. 3 della legge statale del 15 dicembre 1999, n.482, la quale recita: “Quando le minoranze linguistiche di cui all’art.2 si trovano distribuite su territori provinciali o regionali diversi, esse possono costituire organismi di coordinamento e di proposta, che gli enti locali interessati hanno facoltà di riconoscere”. Il Comitato, quindi, ha anche un ruolo istituzionale ed è stato riconosciuto di numerosi Comuni, Province e Regioni.

In questo breve periodo di esistenza il Comitato ha costituito un punto di riferimento importante per lo scambio di informazioni ed esperienze, per l’allacciamento di rapporti di collaborazione anche con altre comunità minoritarie e con enti ed associazioni interessate alla problematica delle minoranze linguistiche, sia in Italia che all’estero.

Ha promosso questa pubblicazione, la prima che ha consentito alle comunità di origine germanica d’Italia di presentarsi direttamente e congiuntamente.

Per il prossimo futuro è prevista l’elaborazione, la stampa e la distribuzione di un libro illustrato per bambini e ragazzi, con testi in italiano e nelle lingue delle singole minoranze  germaniche.

La costituzione del Comitato ed il suo lavoro ha suscitato l’interesse di numerosi amici e di altre minoranze. Siamo decisi a continuare nel nostro impegno a far conoscere le nostre Comunità linguistiche germaniche, a sviluppare quante più attività possibili in sinergia, a contribuire alla crescita dell’autocoscienza di rappresentare dei patrimoni linguistici e culturali unici e di importanza europea, a sostenerci ed incoraggiarci reciprocamente nell’arduo lavoro di contrastare l’appiattimento culturale in atto al fine di conservare e valorizzare anche per le future generazioni questo quasi millenario patrimonio linguistico e culturale, testimonianza di una lunga storia multietnica dell’Europa, che noi confidiamo sempre più unita nell’azione e nel rispetto di tutte le sue componenti.

In questa premessa, quali Coordinatore e Segretario di questo comitato, vogliamo ringraziare il Dr. Christian Prezzi, cimbro di Luserna, che ha curato questa pubblicazione,tutti gli autori dei vari saggi e la Regione Trentino Alto Adige/Südtirol che, con il suo generoso indispensabile sostegno finanziario, ne ha consentito la stampa sia in lingua italiana sia tedesca.

Ringraziamo la stessa Regione anche per il sostegno finanziario dato alla realizzazione della nostra Home Page Internet www.isolelinguistiche.it, accessibile anche dal dominio www.deutschesprachinseln.de ed il Curatorium Cimbricum Veronese che ha curato la realizzazione del nostro sito.

Spiegazione

Le isole linguistiche di origine germanica sono da lungo tempo oggetto di studi e ricerche da parte di studiosi e cultori di molte scienze umane ma non solo.

Già nel Rinascimento alcuni importanti uomini di lettere si occuparono di questi stranieri che vivevano nelle alte valli alpine, interrogandosi sui perché di tali presenze e tentando di ricercare spiegazioni e verità in un misto tra storia e leggenda.

Nei vari studi che si sono susseguiti e rincorsi nei secoli sono state poste alcune ipotesi e teorie nel tentativo di trovare delle risposte e dare un senso ad un universo tanto affascinante quanto anomalo, fatto di popoli senza nome e, in modo quasi contraddittorio, ancora senza storia.

Queste comunità di montanari, con il loro parlare altroche suonava di nord, erano isole con tradizioni e usi secolari ma apparentemente senza un passato; mancavano quelle carte che permettevano di legarsi ad un luogo ed ad un tempo non si sa quanto lontani. Nel corso di secoli vennero elaborate le teorie più disparate, in una sorta di rialziamo cronologico che spingeva la nascita di queste colonie alloglotte a tempi lontanissimi, fatti magari di invasioni barbariche ed antichi popoli scomparsi.

Solo in tempi relativamente recenti si è arrivati ad una definizione del fenomeno delle colonie di origine germanica sul versante meridionale delle Alpi sufficientemente comprovata per poter essere collettivamente accettata.

Usare, però, l’espressione “definizione”, così come si è utilizzata poc’anzi, può essere causa di incomprensioni. Occorre, infatti, evidenziare che, quando ci si avvicina alla realtà delle minoranze linguistiche germaniche, uno degli errori più frequenti sia quello di rapportarsi a queste cercando un’unica chiave per spiegare quello che apparentemente può sembrare un solo fenomeno, magari con tante sfaccettature ma con una connotazione unitaria.

Probabilmente nulla potrebbe essere più inesatto.

Le minoranze germanofone delle Alpi sono infatti realtà tra loro scarsamente correlate, frammenti di storie diverse in cui gli stessi raggruppamenti sotto un unico cognome (es. Cimbri o Walser) sono spesso più dovuti alla volontà di raccogliere in un’unica famiglia realtà geograficamente vicine che non a reali e dimostrate assonanze.Non a caso in questa miscellanea di testi ogni minoranza verrà trattata in modo isolato, senza con questo voler negare radici magari comuni. Ma il punto è un altro: sarebbe comunque sbagliato voler raccogliere queste realtà in tanti sottoinsiemi per una questione legata alla loro storia di comunità autonome, spesso contraddistinte da contesti di isolato geografico tali da assumere connotazioni talmente peculiari ed indipendenti da renderle spiegabili quasi solo autonomamente. Se da una parte, infatti, è innegabile l’effetto dei fenomeni macroscopici su quelli della microealtà, dall’altra, bisognerebbe interrogarsi su quanto realmente i microcontesti riescano a conservare le omogeneità o ad influenzarsi reciprocamente e, quindi, su quanto realmente le singole minoranze possano avere in comune, sebbene magari accomunate da medesime origini.

Senza con questo voler frammentare in mille tessere autoreferenziate il mosaico delle oasi linguistiche, la volontà di un testo come questo è quella di mostrare innanzitutto le diversità e le singole specificità all’interno di un universo di studi che spesso hanno colmato le lacune conoscitive attraverso l’allargamento dell’oggetto d’indagine a realtà d’insieme, accettando supinamente delle uniformità non inconfutabili.

L’elemento che contraddistingue maggiormente questo testo è, però, un altro. Chiunque si sia approcciato agli studi sulle minoranze linguistiche ha trovato principalmente due tipologie di analisi.

La prima è costituita dagli studi “dotti”, analisi mono-disciplinari o d’approccio generale, in cui illustri ricercatori si sono avvicinati a queste comunità per analizzarne la lingua, le tradizioni o quant’altro, osservando e documentando la realtà nella loro veste di osservatori esterni, non direttamente coinvolti nella realtà sociale ed in quanti tali staccati, sufficientemente lontani da essere oggettivi, in altre parole, scientifici. Accanto a questi, si può individuare una seconda categoria di ricerche, quella degli studi locali.

Si tratta spesso di ricerche in ambito storico o linguistico, un tempo frequentemente condotte da sacerdoti ed ora apertesi ad una schiera di cultori e appassionati. Questi testi si caratterizzano per un approccio molto immediato, inevitabilmente lontano dalle grandi scuole di pensiero scientifico e, pur presentando spesso risultati e ipotesi difficilmente verificabili, a loro va il merito di aver colmato delle lacune documentarie attraverso ricerche spesso approfondite negli archivi locali o tra le fonti orali. Se da una parte, quindi, questi studi non sempre hanno prodotto risultati di alto spessore, dall’altra, hanno fatto emergere gli strumenti per molte delle analisi successive.

Senza le trascrizioni e i testi prodotti nei decenni passati da questi autori, molti dei più importanti studiosi contemporanei non avrebbero la base su cui poggiare il loro lavoro. Particolarmente significativo è stato il contributo di questi scritti nella stesura di testi negli idiomi di queste comunità, documentando vocaboli, espressioni e forme grammaticali che, soprattutto nel caso delle minoranze in cui l’uso della lingua locale è maggiormente compromesso, ne hanno garantito la memoria.

La raccolta di saggi che si sta introducendo, però, non può essere ricompresa in nessuna delle due categorie precedenti, essendo al contempo entrambe ma presentando anche delle caratteristiche di unicità.

Così come molte raccolte di studi “dotti”, presenta uno sguardo di insieme, sia nel senso di multidisciplinare, in quanto nata dal contributo di cultori di varie discipline, sia in quanto presenta un numero elevato di realtà, permettendo al lettore di raffrontare e comparare le singole minoranze.

Di contro, però, il saggio può essere definito anche una variante complessa degli studi locali.

Si è fermamente voluto, infatti, che ogni minoranza fosse spiegata dal suo interno, che le associazioni e gli enti culturali delle singole comunità delineassero autonomamente i propri tratti salienti, illustrandone le problematiche e “l’unicità quotidiana”.

Il testo che ne è uscito è volutamente semplice, immediato nel suo presentare i vari aspetti che connotano le singole realtà e senza la paura di mostrare le contraddizioni insite in una miscellanea di testi che affrontano in modo anche differente tematiche simili. Questa scelta ha delle solide motivazioni.

Per la prima volta si è voluto creare un saggio che presentasse in modo complessivo la realtà delle colonie germaniche in Italia in cui a parlare fossero i rappresentanti delle comunità stesse, coloro che più di chiunque altro sono in grado di descrivere la realtà nella quale sono inseriti ogni giorno.

Ciò perché, se da una parte i lavori scritti da studiosi e ricercatori di professione hanno il pregio di utilizzare approcci medotologici maggiormente scientifici, dall’altra, hanno il forte limite di basarsi su osservazioni inevitabilmente limitate nel tempo; se questo può essere un problema scarsamente rilevante per le analisi di fenomeni storici, altrettanto non si può dire quando l’oggetto di indagine diventa la quotidianità.

Nessuno può parlare dei problemi e di cosa avviene ogni giorno all’interno di una comunità meglio di chi ne fa parte e si rapporta continuamente con essa.

In questo saggio, le associazioni e i soggetti occupati nella salvaguardia delle lingua e delle culture delle comunità linguistiche hanno voluto collaborare per dare alle stampe delle pagine in cui parlano di sé, dell’uso della lingua all’interno dei propri paesi e dei progetti a cui stanno lavorando per salvaguardarne le tradizioni secolari. Accanto alle presentazioni generali sulla storia, la lingua e i costumi di questi popoli, si trovano anche pagine dove è possibile leggere dei successi e dei fallimenti delle tante iniziative concrete messe in atto nella scuola, nella pubblica amministrazione ed in altri ambiti della vita associata.

Si tratta di dipinti che, con la semplicità e l’umiltà di chi sa di non essere un accademico, rappresentano, con grande nitidezza, la vita d’ogni giorno di minoranze vitali che si affacciano orgogliose al terzo millennio.

L’ultimo aspetto che si vuole evidenziare in fase di presentazione a questo lavoro è insito proprio in queste poche ultime righe.

Troppe volte le minoranze linguistiche alpine sono state mostrate come comunità prossime alla scomparsa, colpite a morte dalla modernità e troppo impegnate a ricordare la grandezza dei propri passati per saper affrontare il futuro.

L’approccio dei tanti autori delle relazioni che seguiranno è estremamente diverso: senza dimenticare il passato, guardato comunque e sempre con un po’ di nostalgia, si vuole mostrare come questi villaggi tra le montagne abbiano ancora molte energie e voglia di lavorare per conservare un’identità che in quest’ultimo secolo li ha portati a cambiare ma che ha dato loro anche una nuova coscienza di ultimi detentori di un patrimonio culturale non più solo loro ma dell’intera umanità.