La lingua di Rimella, il tittschu, è classificata dagli studiosi come appartenente al gruppo alemannico alpino. Sono dialetti tedeschi parlati in Italia con varianti anche molto sensibili dai discendenti di quei coloni alemanni che, provenienti dal Vallese, si erano stanziati nella zona intorno al Monte Rosa a partire dalla metà del XIII secolo: Bosco Gurin, Formazza, Ornavasso, Rimella, Rima, Rimasco, Alagna - nella regione Piemonte - Issime e Gressoney - nella Valle d'Aosta. Il tittschu rimellese è stato fino a tempi abbastanza recenti il normale modo di esprimersi in famiglia e nei rapporti sociali, esclusi gli atti ufficiali della comunità, le lezioni scolastiche e le omelie in chiesa che si tenevano in italiano. Negli anni ‘70 del secolo scorso Bauen osservava che fra i rimellesi si parlava tedesco senza eccezioni e che "i bambini della prima classe, all'inizio della scuola, non erano in grado di parlare una parola di italiano". Nel decennio precedente egli aveva studiato direttamente e a lungo questo popolo del quale aveva imparato a parlare bene la lingua e col quale aveva convissuto nei mesi estivi negli alpeggi e nelle frazioni per cogliere "dal vivo", insieme alla lingua l'autentica storia del paese che, diceva, era storia orale, scritta sulle labbra della gente. Della lingua di Rimella infatti non esistono testi scritti se si eccettuano le notazioni prese durante brevi visite a Rimella di ricercatori svizzeri nel primo Ottocento, oltre ai tentativi, sempre nel primo Ottocento, di mettere per iscritto testi sacri come la Parabola del figliol prodigo, i Dieci Comandamenti e il Padre Nostro e alcuni componimenti poetici del primo Novecento nei quali si alternano versi italiano con versi in tittschu.
Mettere per iscritto l'originario dialetto rimellese ha comportato un dibattito non indifferente quando a Rimella ci si è trovati di fronte al problema della grafia da adottare per l'elaborazione e la stampa del vocabolario Ts Remmaljertittschu Italiano-Tittschu programmato dal Centro Studi Walser fin dalla sua prima costituzione nel 1990. Recensendo quest'opera sulla Rivista Italiana di Dialettologia la prof.ssa S. Dal Negro scrive: "[...] per l'impianto generale del lavoro il vocabolario del dialetto di Rimella si è avvalso della supervisione di M. Bauen [...]: il risultato più immediato di questa collaborazione consiste nella felice scelta del sistema di trascrizione adottato, e cioè la cosiddetta grafia unificata, un sistema semplificato impiegato con variazioni minime per la trascrizione di tutti i dialetti alemannici".
Per il suo carattere di isola linguistica depositaria di elementi di un patrimonio lessicale molto antico, Rimella è stata oggetto di interesse da parte di linguisti svizzeri fin dal primo Ottocento e, in tempi molto più recenti, anche di studiosi italiani (Fazzini, Dal Negro, Di Paolo).
La serie degli studiosi svizzeri è lunga. Le prime indagini risalgono al 1834 con M. Schottky che passa due volte per Rimella annotando vocaboli dialettali e nomi rurali e osservando che "qui si parla un dialetto tedesco molto primitivo". Continua con A. Schott nel 1842, W. Halbfass nel 1894, H. Nabert (1904), K. Bohnenberger che approfondisce flessione e fonetica nel 1910; E. Balmers nel 1924; F. Gysling nel 1929, il quale registra fonograficamente testi in tittschu, ancora Balmers nel 1930; R. Hötzenköherle che compie registrazioni per l'Atlante Linguistico della Svizzera tedesca nel 1952/53. Nel giugno 1958 un gruppo di studenti dell'Università di Berna, sotto la guida del professor Zinsli, fa rilevamenti e indagini sul folklore e la toponomastica producendo, in numero limitato, un disco ricordo per i partecipanti. Infine, nell'estate 1965, il professor Bauen su incarico del professor Zinsli inizia i suoi primi soggiorni a Rimella e le prime sistematiche indagini sul tittschu analizzato nel quadro dell'ambiente geografico e della storia del paese.
L'analisi linguistica, documentatissima, verte sulla Fonetica, la Morfologia, il Vocabolario e soprattutto le singole Particolarità Sintattiche nel loro rapporto con la sintassi italiana e la composizione e mescolanza del sistema sintattico. L'ampio studio, corredato da una prima Appendice con Saggi dialettali di tradizione orale e scritta e una seconda con notizie storico-geografiche su Rimella, ci presenta il dialetto rimellese "come una variopinta mescolanza di parti del discorso tedesche e italiane". L'autore si dice impressionato "dalla evidente e forte infiltrazione italiana come anche dalla predominanza del lessico tedesco, e così pure dalle molte particolarità del linguaggio ancora riconoscibili come tedesco walser". In particolare la "morfologia si dimostra senza eccezioni ancora tedesca e strettamente legata al lessico tedesco [...]. La sintassi si profila invece come il territorio nel quale l'influsso italiano è divenuto massivo, per cui essa assume significato preponderante per giudicare le condizioni del dialetto". Se la fonetica dell'originario linguaggio tedesco walser, per Bauen, è per buona metà italiana, questa lingua, parlata da una popolazione autoctona non ancora (negli anni '70 del XIX secolo n.d.r.) mescolata, "si avvale ancora attualmente di un vocabolario tedesco con morfologia tedesca intatta, ancorata ad una sintassi a forte componente romanicizzata fino alla prevalenza, avendo il tedesco rimellese già raggiunto in alcuni tipi di proposizioni la soglia del passaggio all'italiano". Paradossalmente e contrariamente a quanto si nota altrove, a Rimella la trasformazione della sintassi si è verificata prima del cambio del vocabolario e, negli anni '70, ancora lo precedeva. Bauen notava inoltre non solo come il tedesco-rimellese fosse già giunto "pericolosamente al momento del trapasso all'italiano" ma che, se non si rendeva al più presto vivibile la vita in Rimella con provvedimenti economici e sociali e con un risanamento delle strutture tale da impedire il continuo spopolamento del paese, si sarebbe verificato, insieme con la perdita della lingua, anche lo sfaldamento della comunità. E concludeva amaramente le sue riflessioni dicendo: "Comunque, alla fine, non ci sarà più nessun Remmaljertittschu".
Studi recenti sembrano confermare molte delle osservazioni dello studioso svizzero. S. Dal Negro cita, in base a K. Bohnenberger, un censimento linguistico effettuato nel 1900 nell'ambito di tutte le comunità walser a sud delle Alpi secondo il quale "la comunità di Rimella risulta una delle più compatte dal punto etnico e linguistico, contando infatti 1005 tedescofoni su una popolazione di 1007 individui (99,8%)", mentre ad Alagna, nello stesso tempo, la percentuale era del 69,9% e ad Issime era del 56,2%. Attualmente per Rimella, come ci informa sempre Dal Negro, "disponiamo sia dei dati di Di Paolo (1999), che nel 1996 attesta ancora 90 parlanti il dialetto walser locale, il 56,6% del totale dei residenti (158 persone), sia dalle osservazioni sul campo di Giocosa (2000). Da quest'ultimo studio si evince che tutte le persone indagate conoscono e usano l'italiano, quasi tutte sono parlanti della varietà locale piemontese, mentre un gruppo più ristretto è anche tedescofono o ha una competenza passiva del dialetto tedesco.
Per quanto riguarda la documentazione storica già sappiamo che a causa di numerosi incendi che hanno colpito gli archivi comunali e, nel ‘600, anche quello parrocchiale, essa risulta quasi nulla se si eccettuano dati presentati da Bauen come certi e come "indicazioni più precise e attendibili relative alla predicazione e al'insegnamento religioso nel secondo Settecento e la probabile proibizione dell'uso della lingua e dei nomi tedeschi da parte del re Carlo Felice di Sardegna". Dal punto di vista linguistico è significativa anche l'informazione che Sibilla ci offre circa l'italianizzazione dei cognomi che risalirebbe al XIV secolo. Secondo Bauen e Zinsli comunque l'uso del tedesco nella predicazione in chiesa e nel confessionale si sarebbe protratto sicuramente sino alla fine del ‘700 e l'istruzione a scuola fino al 1829 quando, come abbiamo già visto, il notaio M. Cusa affermava che molti rimellesi sapevano leggere e scrivere in italiano. Rimandando all'esame diretto dei sopra citati autori per una più precisa informazione sulle caratteristiche fonologiche, morfologico-lessicali e sintattiche del tittschu, qui ci limitiamo a sottolineare che esso si presenta come una lingua caratterizzata dalla "compresenza di valsesiano e di dialetto tedesco come codici interni alla comunità, adatti cioè all'espressione dell'identità locale dei parlanti, in contrapposizione all'italiano". Così nelle considerazioni conclusive del suo lavoro la dott.ssa S. Dal Nero che aggiunge: "Dialetto tedesco e valsesiano sono perciò in competizione negli stessi ambiti d'uso, con una differenziazione anche simbolica troppo limitata perché possa mantenersi vitale, ed è per questo che il dialetto tedesco, oltre ad essere usato sempre meno, [...] sembra occorrere sempre meno nella forma di un codice misto, quasi limitato ad un'ulteriore caratterizzazione locale del valsesiano".
A Rimella, essendo le scuole sia elementari che medie chiuse dagli anni '90, non esiste ovviamente né insegnamento della, né nella lingua.
Un corso di lingua in tittschu, avviato a cura del C.S.W.R. si registra nelle scuole elementari, ancora esistenti, a partire dal gennaio 1991, così come un Corso serale Tittschu frequentato da giovani non più in età scolare (cfr. Remmalju 1991, pag. 21). Attività analoghe sono documentate anche per l'anno scolastico successivo con la pubblicazione su Remmalju 1992 di saggi delle attività svolte dagli alunni. Non esistono ulteriori attività documentate per gli anni scolastici successivi. Risulta invece un'iniziativa per far conoscere meglio la lingua ai locali e incentivarne l'uso, messa in atto dal C.S.W.R. con un incontro sulla lingua tenuto dalla signora H. Bauen e dal prof. D. Vasina che hanno spiegato alla gente del luogo come si scrive e come si legge un testo in tittschu. A questa, nel 2002, è seguito, a cura del Comune di Rimella che ne ha delegato l'attuazione al C.S.W.R., un corso di lezioni sulla lingua, la storia e l'archivio sonoro da poco completato.
Da lungo tempo non si eseguono più in chiesa, durante i riti e le cerimonie che pure persistono nonostante il pauroso calo demografico, canti e preghiere in tedesco. Tuttavia anche per la stimolazione dell'interesse per la lingua e la memoria storica e su esplicito invito della signora Bauen, a Rimella si è ripresa la recita in tittschu del Padre Nostro. E' avvenuto nella notte di Natale del 2002, e c'è un gruppo di persone che intende continuare l'iniziativa. C'è da notare infine che, al termine delle funzioni che concludevano le solenni celebrazioni in onore di S. Gioconda ricorrenti ogni 25 anni, il parroco abbia ringraziato i presenti con la tradizionale formula in tittschu "Vrattus Got..." da noi già citata.