Paesino delizioso, Rimella, disteso con le sue numerose frazioni su un territorio che, naturalmente e geologicamente aspro e selvaggio, nasconde meraviglie di bellezza destando emozioni e stupori sempre nuovi in chi ci vive ancora e in chi, oggi, si avventuri a visitarlo.
Paese anche meraviglioso Rimella, tutto da conoscere a poco a poco per apprezzarne la bellezza che si scopre gradualmente man mano che dal basso del torrente si sale verso le cime da dove lo sguardo può spaziare su ampi panorami dal Monte Rosa e dalle montagne svizzere fino alla pianura lombarda. Tutto da scoprire anche per apprezzare le doti della gente che in lunghi secoli ha saputo valorizzarlo e viverci con un coraggio e una sapienza che ancora oggi possiamo leggere nella solidità delle costruzioni, tutte in armonia con l'ambiente e funzionali all'economia che è stato possibile svilupparvi.
Un paese misterioso che si poteva pensare irraggiungibile non solo nei tempi andati a causa degli impervi e pericolosi sentieri che lo collegavano a Varallo, ma anche, e almeno fino all'immediato secondo dopoguerra, perché la carrozzabile, costruita in tempi diversi durante l'Ottocento, si inerpicava stretta e sconnessa seguendo il corso del Mastallone con una serie allora di strettissime curve, dove era necessario, qualora si fosse incontrato - ma era raro - qualche mezzo di trasporto che viaggiava in senso inverso, operare tutta una serie di manovre per poter proseguire. Era uno spettacolo insieme affascinante ed inquietante. Il paesaggio infatti, selvaggio, misterioso, si presentava in certi punti come un'impenetrabile barriera di scoscese pendici boscose attraverso le quali non si capiva bene come potesse proseguire la strada, che continuava, invece, a svolgersi tortuosa e stretta fra strapiombanti pareti rocciose intagliate nelle forme più incredibili dal millenario corso del torrente, dalla pioggia, dal vento, dal gelo. Poco prima del Gulotto, passava anche sotto un piccola galleria scavata nella viva roccia che, dal Kawal incombente, scendeva precipite fino al torrente stesso. Ma era una vera sorpresa quando, dopo l'orrida bellezza della spaccatura alla Madonna del Rumore, il paesaggio cominciava ad aprirsi ed apparivano ad una ad una le piccole frazioni, a cominciare dal Grondo dove, fino agli anni Sessanta del secolo scorso terminava la carrozzabile e si fermava la corriera, l'unico mezzo che portava e riportava da Varallo gli abitanti delle numerose frazioni. Queste si raggiungevano allora soltanto a piedi o per la schtigu, ardito lavoro di ingegneria viaria e documento ancora oggi della genialità e della secolare esperienza costruttiva del Walser rimellesi; oppure per il più dolce e pittoresco sentiero che passava, e passa tuttora fra splendidi faggi, accanto alla cappella di S. Marco, e permetteva di raggiungere con più agio le frazioni della Villa Inferiore e della Chiesa. Da qui si diramavano i sentieri per tutte le altre frazioni, ma anche per passare, attraverso il Colle della Dorchetta, nella Valle Anzasca o, attraverso la Colma di Campello e la Valle Strona al Lago d'Orta, la Val d'Ossola e il Lago Maggiore.
Geograficamente il territorio di Rimella è situato sui 1000 m. di altezza fra le Valli Anzasca e Ossola a nord, il Monte Rosa ad occidente, la Valle Sesia a sud-est e i Laghi d'Orta e Maggiore ad oriente (cfr. cartina n°1), ed è inciso dai torrenti Landwasser ed Enderwasser che, confluiti alla Madonna del Rumore, si buttano poco dopo nel Mastallone, affluente del Sesia. Il territorio è chiuso da una cerchia di monti anche dirupatissimi, alcuni dei quali contrassegnati solo dai toponimi antichi che i rimellesi sceglievano in base alle caratteristiche dei luoghi: il Sonnenhorn ( Sunnahööru, m. 2161), l'Altemberg (m. 2390), Il Capezzone (Kupšu, m. 2422), il Gratitše (m. 2026), il Capio (m. 2171), Xaštal (m. 2238), il Kawal (m.1887). Lungo le creste di queste montagne si incontrano dei passi che per secoli hanno reso possibile, ma rendono possibile ancora oggi a chi è disposto non solo a camminare ma a salire per erti sentieri, la comunicazione con le vallate viciniori: così Agaatsu (m. 1184) e anche la Res (m. 1419) che assicuravano una rapida comunicazione con la valle di Fobello. Nella Valle Anzasca si passava attraverso il Bachfurku (m.1818, segnato nella cartina topografica di Bauen con la grafia Baxfurku), detto in italiano Dorchetta; lo Strönerfurku (o Bocchetta di Campello, m. 1924) che permetteva la comunicazione con Campello Monti, fondata alla fine del XIII secolo dai rimellesi e da Rimella dipendente fino al XIX secolo. La linea di cresta Altemberg-Capezzone, displuviale fra la Valle del Landwasser e quello dello Strona, fa anche da confine fra la provincia di Vercelli, cui appartiene Rimella, e l'attuale provincia di Verbania, cui appartiene la Valle Strona ad eccezione dell'alpe Capezzone e dell'omonimo laghetto che appartengono invece ancora al Comune di Rimella. Su queste montagne, in luoghi scelti con grande oculatezza nei secoli scorsi, si annidano gli alti alpeggi (cfr. cartina topografica): l'alpe Capezzone (Kupšu, m.1845); l'alpe Biserosso (Bischerush, m. 1718); l'alpe Pianello (Bedemje, m. 1801) e altri più piccoli nella zona orientale; nella zona occidentale sono dislocate l'alpe Scarpiola (m.1400), Pianaronda (m. 1797) e l'alpe di Vegliana già fiorente ma ridotta oggi ad un alpeggio fantasma con le baite tutte diroccate. Oggi soltanto alcuni di questi alpeggi sono ancora "caricati" (ovini, bovini, caprini).
Per le caratteristiche del territorio lasciamo la parola a M. Bauen che, in apertura al suo libro sul dialetto rimellese, così si esprime: "Il territorio di Rimella presenta un aspetto selvaggio dei monti e accoglie, fra le sue altezze e profondità, strette gole rocciose, torrentelli incassati tra ontani robusti, ripide dorsali, erti prati da fieno, tra fitti boschi di faggio, abeti e frassini, e alpeggi ad altezze aeree, spesso faticosamente raggiungibili, situati tra creste rocciose e fasce detritiche. Quasi su ognuno dei ripidi pendii che accenni a pianeggiare e che sia in un certo modo facile a raggiungersi, si trova un piccolo gruppo di case o villaggetto, le cui case si raccolgono attorno ad una cappella più grande, se proprio una chiesa non vi trova posto"2. Un documento del 1828 precisa che le pendenze sono valutate dai 40° ai 45°. Nello stesso documento si osserva come "...sebbene non vi siano vedute particolari non vi è però monotonia nell'aspetto generale del territorio. Le gradazioni dei monti, dorsi, gli angoli salienti e rientranti del territorio, il contrasto della verdura con la nudità delle rocce in estate e del candore delle nevi col nero degli scogli in inverno, non lasciano l'osservatore privo di varie sensazioni"3.
La distribuzione dei nuclei abitativi risulta con chiarezza dalla cartina topografica di Bauen che li distingue in quattro zone: Centro, S. Gottardo (Ä Rund), S. Anna (Erörtu), il territorio del Capezzone. Nella prima troviamo le frazioni cantonali di Grondo (Grund), Villa Inferiore (Niderdörf), Chiesa (Tser Xilxu), Prati (En Matte), Villa Superiore (Dörf), Sella (Šattal); nella seconda S. Gottardo (Ä Rund) e nuclei minori come la Selletta (Šattelte), Wang, Wärch, Wärch di sotto, Bedemje, Emmra, tutte dislocate nella valle dell'Enderwasser; nella terza S. Anna (Erörtu), che si trova nella parte nord del Landwasser, Pianello (En d Äku), Roncaccio Inferiore (In du Niidru), Roncaccio Superiore (In dun Oobru), Riva (Riiwu), S. Antonio (Summertsianu), Tsum Trog, Tsunengo; alla quarta appartengono i passi e gli alpeggi di cui abbiamo già detto.
In questo territorio non facile da addomesticare, spesso ostile e per la configurazione del terreno e per fattori climatici (valanghe, piene, ecc...), è vissuta per oltre sette secoli fino ad oggi una popolazione che con intelligenza, spirito di iniziativa, coraggio e vivo senso religioso della vita4 , ha costruito una cultura e una civiltà che può considerarsi un unicum nella storia delle popolazioni Walser dell'arco alpino. Rappresenta infatti un caso esemplare nella vicenda storico culturale che accomuna i gruppi Walser insediatisi nel Piemonte perché "è riuscita a mantenere intere più a lungo e proprie organizzazioni e i propri caratteri tradizionali" (Sibilla). Oggi Rimella è un comune della provincia di Vercelli, Regione Piemonte, con una popolazione, accertata nel 2001, di 140 residenti, ma gli abitanti stabili sono poco più della metà. Sono cifre che dicono molto sullo spopolamento che affligge questo come altri paesi di montagna. Ma non sempre è stato così. Se consideriamo dati che troviamo in Bauen5 e quelli accertati recentemente nel Comune, possiamo constatare un ritmo crescente di sviluppo dal 1631 al 1831, punto massimo raggiunto a Rimella e il progressivo declino, prima lento poi rapidissimo, della popolazione fino ai giorni nostri. Più in particolare negli anni 1631, 1750, 1783, 1801 e 1831 Rimella contava rispettivamente 904, 800/1000, 1062, 1175, 1831 abitanti; negli anni 1872, 1900, si nota un lento decrescere con rispettivamente 1057 e 1232 abitanti, per scivolare poi molto rapidamente nel 1943, 1971, 1981, 1990, 1995, 2000, rispettivamente ai 362, 287, 276, 211, 160, 147 fino ai 140 residenti attuali. La popolazione è distribuita in 15 frazioni, qualcuna oggi completamente disabitata. 6
In tutto questo ha certamente inciso, oltre l'avvento della società industriale e post industriale, l'emigrazione, fenomeno endemico di Rimella che verrà precisato nel prosieguo di questo lavoro. Qui ci limitiamo a richiamare la preghiera che gli emigranti recitavano alla partenza da Rimella e al ritorno con parole che si leggono ancora alla Madonna del Rumore (Liebu Frouwa tsum Schteg)7:
"Salve patria diletta! In questo giorno
da te partiam. Deh! Vergine pietosa
proteggi i nostri e noi sino al ritorno".
"Torniam , o Vergine santa ed amorosa,
e qui stanchi, facendo breve posa,
di tua bontade abbiamo il cuore ripieno".