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Il sappadino o plodarisch
Il sappadino o plodarisch è stato classificato come una variante austriaco-bavarese o pustero-carinziana, definizioni che caratterizzano la matrice tedesca dell'isola linguistica alloglotta e i contatti avuti durante i secoli con la Pusteria, il Tirolo dell'Est e la Carinzia. Come le comunità consorelle di Sauris (Zahre) e Timau (Tischlbòng) nella vicina Carnia, Sappada si differenzia nettamente dal territorio circostante per le sue differenze linguistiche e culturali. Il dialetto sappadino può essere definito come una sopravvivenza del tedesco medievale, la cui datazione è incerta (intorno al XI - XII secolo), come l'origine della comunità: la parlata si è conservata pressoché intatta fino al Novecento, subendo influenze lessicali dal friulano, dal ladino, dal veneto che veicolava le forme italiane e dal tedesco. La grammatica sappadina rispecchia quella tedesca nelle costruzioni morfologiche e sintattiche, sebbene i parlanti abbiano apportato semplificazioni e uniformato eventuali eccezioni. In confronto alle parlate di altre isole linguistiche, nonostante gli influssi esterni, il sappadino risulta nettamente più fedele alla sua matrice germanica, fatto dovuto sicuramente all'isolamento.
Il dialetto era parlato correntemente fino agli anni Quaranta del Novecento: la popolazione nutriva la consapevolezza di essere italiana, tuttavia i parroci inviati dalla curia dovevano conoscere il tedesco (molti provenivano da Sauris). I contatti con l'esterno non erano frequenti e diretti soprattutto in Austria e in Val Pusteria, dove ci si poteva capire con la popolazione locale, e naturalmente in Carnia e Cadore.
Negli ultimi decenni il nucleo lessicale originario è stato fortemente intaccato dalla lingua ufficiale, l'italiano, perché la popolazione si vede costretta ad importare dall'esterno parole per designare molti nuovi concetti e utilizza perciò prestiti neolatini. La scolarizzazione elevata delle giovani generazioni e l'utenza televisiva hanno inoltre contribuito a diffondere la pratica della lingua italiana. Sempre più raramente i bambini parlano in dialetto con i genitori e viceversa; tuttavia è da riconoscere che molti ragazzi a cui è mancato l'insegnamento del dialetto locale dimostrano ora un rinnovato interesse per la storia e le peculiarità del loro paese. E' per questo motivo che l'amministrazione comunale promuove da alcuni anni la salvaguardia del dialetto: negli anni Ottanta Sappada è stata riconosciuta minoranza linguistica storica e beneficia dei finanziamenti della legge regionale 73/94 e della legge nazionale 482/99. Nel 1995 è stata costituita l'Associazione Plodar, circolo culturale che ha come fine la valorizzazione e salvaguardia della cultura sappadina e cura la pubblicazione di importanti volumi a carattere scientifico. Nel 2004 sono stati avviati i primi corsi di lingua sappadina che hanno riscontrato un notevole successo. Da non dimenticare la decennale didattica della lingua sappadina nei progetti delle scuole primarie.
Emeriti studiosi hanno scelto come oggetto dei propri studi il dialetto sappadino: fra tutti ricordiamo la professoressa Maria Hornung dell'Università di Vienna che ha posto le basi per l'analisi linguistica del sappadino, ha redatto numerosi saggi e il primo vocabolario. Degno di nota è anche il maestro Giuseppe Fontana che, spinto dall'amore per il proprio paese, ha consegnato ai posteri la descrizione della vita dei propri antenati. Al maestro è intitolato il Museo etnografico di Sappada, da lui stesso fondato negli anni Settanta.
Recentemente è stato rielaborato un metodo di scrittura e trascrizione della parlata, che rispetti i criteri di scientificità ma sia soprattutto strumento di facile utilizzo e comprensione per la popolazione. Non è mai esistita una grafia del sappadino, ciò dovuto anche al fatto che fino agli inizi del Novecento non ne era avvertita la necessità, perché molti in paese sapevano leggere facilmente in tedesco, senza alcuna difficoltà. E' da rilevare che oggi esistono numerosi fattori di ostacolo all'elaborazione di un metodo di scrittura, quali l'utilizzo del dialetto che varia nelle singole borgate di Sappada, per cui nei nuclei abitativi più urbanizzati la pratica dialettale è minore che in quelli isolati, l'ulteriore differenza fra le borgate centrali e Cima Sappada, le cui varianti dialettali sono a volte notevoli, e tra le diverse fasce generazionali.
© Comitato Unitario delle Isole Linguistiche Storiche Germaniche in Italia
Progetto e implementazione
Open Lab
Firenze