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La lingua cimbra

L'origine del cimbro
Gli studi più accurati, che dobbiamo al linguista trentino Carlo Battisti (Il dialetto tedesco dei Tredici Comuni veronesi, in "L'Italia dialettale" VII, 1931) e al dialettologo bavarese Eberhard Kranzmayer (Laut- und Flexionslehre der deutschen zimbrischen Mundart, Vienna 1981), hanno permesso di stabilire che il cimbro è una parlata derivata dal bavarese del periodo a cavallo del XII secolo. Quindi, il cimbro appartiene di buon diritto all'alto tedesco, il tedesco parlato nella Germania meridionale, in Austria e in Svizzera. Il primo gruppo di coloni dovette provenire dal punto in cui si incontrano i confini di Baviera, Svevia e Tirolo; una zona che allora era sotto la giurisdizione dell'abbazia di Benediktbeuern.

Il Kranzmayer distingueva varie ondate di coloni, e vari periodi nei quali avvenne l'immigrazione. La prima ondata fu quella da cui ebbero origine i Sette Comuni; la seconda, verso l'anno 1200, portò i coloni dai Sette Comuni alla Folgaria e a Lavarone, però con nuovi arrivi dal Tirolo; la terza fu quella che permise la formazione dei XIII Comuni Veronesi a partire dal 1287, probabilmente con nuovi arrivi dalla porzione tirolese della vallata del fiume Lech.

Molti coloni, però, dovettero giungere da vari altri punti del mondo tedesco, come sembrano provare le attestazioni documentali e toponimiche. Per esempio, due coloni di Badia Calavena del 1333 sono qualificati come provenienti dalla Val Venosta, quindi dall'attuale Alto Adige. Il cognome di Giazza Prolunghi, in cimbro Parlonge, accenna anch'esso senza dubbio all'origine dall'Alto Adige: qui troviamo infatti il diffuso toponimo Parlung, a sua volta forma tedeschizzata di una denominazione ladina (prà lunk «prato lungo»). Il cognome Sbabo, abbastanza diffuso nel pedemonte vicentino, indica provenienza dalla Svevia: tedesco Schwabe «Svevo», divenuto in cimbro Schbabe. Il nome del monte Pizzegoro, di Recoaro, nel Cinquecento Pinzegaore, deriva con ogni probabilità dal soprannome di un colono Pinzgauer «nativo del Pinzgau (zona tra Innsbruck e Salisburgo)».

Il cimbro oggi
La parlata cimbra è detta a Giazza (in grafia italiana) tàucias garèida, ciò che corrisponderebbe in teoria, foneticamente, a un tedesco deutsches Gerede. In effetti, si tratta di una parlata tedesca. Tuttavia, non bisogna pensare che i Tedeschi possano sempre capire i Cimbri quando usano la propria lingua: la distanza tra il tedesco e il cimbro è troppo grande, perché il distacco dei Cimbri dalla madrepatria avvenne quasi mille anni fa, e nel frattempo tanto il tedesco che il cimbro si sono evoluti. Così, per esempio, si dice in cimbro haute i arbate pit diar «oggi io lavoro con te», e questo può essere facilmente inteso da un Tedesco (che direbbe heute arbeite ich mit dir); ma se un Cimbro dice er ha-ci gakabart abe nakinje «egli si è denudato» la comprensione viene a mancare (in tedesco corrisponde infatti a er hat sich entkleidet).

La lingua cimbra odierna si divide in tre dialetti: il tredicicomunigiano, parlato nei XIII Comuni Veronesi, e oggi limitato alla sola Giazza; il settecomunigiano, parlato sull'Altopiano d'Asiago (o Altopiano dei Sette Comuni); il lusernate, parlato a Luserna nel Trentino. Di questi, il più arcaico è il secondo: esso conserva alcune particolarità che risalgono all'antico altotedesco, lingua che si evolse verso il 1100 nel medio altotedesco. E quest'ultima fase del tedesco è quella che ravvisiamo nel cimbro. In particolare, il cimbro appartiene al gruppo dei dialetti bavaresi, una delle più importanti suddivisioni dialettali del tedesco.

Il cimbro odierno è molto influenzato dai circostanti dialetti veneti. Moltissimi termini veneti sono entrati in esso, ma anche la sintassi ha risentito della costruzione veneta: si dice, per esempio, iz Vältilja ist kangat tze vingan au peirn «Valentino è andato a raccogliere fragole», mentre in tedesco la stessa frase suona Valentino ist gegangen, um die Erdbeeren zu pflücken. La negazione, però, è ancora espressa come nel tedesco: i bi nist «io non voglio» = tedesco ich will nicht. Al giorno d'oggi si calcola che parlino il cimbro di Giazza circa duecento persone, delle quali la stragrande maggioranza vive fuori del paese.